EdC: Un pensiero per Antonio

Frangerini

 

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Ad un giorno dall’inizio del campionato, ci sembrava doveroso rivolgere un pensiero al nostro fratello etrusco Antonio Frassinetti, tragicamente scomparso un mese fa. La dedica, raccolta nel seguente scritto, è del nostro head coach Antonio Mertoli:

“Un giorno alla fossa del Labrone si presentarono quattro ragazzi che subito suscitarono l’attenzione di chi, come me, si stava allenando: Quattro ragazzi tra il dark ed il metal che seguirono con interesse e silenzio il programma dei Coaches Dinelli. L’allenamento successivo ce li trovammo in campo. Nicolino era il più basso e minuto degli altri, il Marcio ( Marco di battesimo ) pareva vivesse in un mondo tutto suo, e poi c’erano Antonio e Gabriele, due gemelli, tatuati ed incazzati, coi capelli lunghi e che, a fine allenamento, si bevvero mezzo litro di birra a testa alla goccia. Da quel giorno gli Etruschi ebbero i loro “Kiss”.

Con Anto, Gabry, il Marcio e Nicolino si instaurò subito un legame particolare, così come con Dario ed il Masciullo, altri due matti del gruppo che si unirono alla Squadra immediatamente dopo. Quante partite di Madden e NFL abbiamo passato insieme, circondati da bottiglie di birra vuote e cartoni di pizza durante interminabili nottate tra risate ed ammirazione . Quante serate a parlare di football, a vedere partite su quel divano. Quante trasferte, quanto fango. Dolori e gioie, lividi ed abbracci. Mi ricordo di tante partite nei prati incolti a voler giocare per forza a football con un caldo bestiale e le caviglie rovinate. Avevamo incarnato il vero senso della parola “Fratelli”.

Un giorno discussi con Antonio e chiudemmo ogni rapporto perdendoci di vista. Il campo non era più arato, il football si era momentaneamente fermato ed entrambi eravamo stupidamente orgogliosi della rispettiva posizione. Gli anni passarono ma il legame indissolubile di aver combattuto insieme in campo fu (ed è) eterno. Un bel giorno, durante uno degli allenamenti all’Etruschi Field di Salviano me lo trovai davanti. Antonio era ancora più tatuato, pieno di muscoli, la cresta mohicana in testa e il casco in mano, pronto per rientrare in campo da giocatore, determinato a dare il massimo per la Squadra e voglioso di sackare il primo Qb che gli si sarebbe presentato davanti. Il suo contributo non mancò di certo, guadagnandosi subito il rispetto e la stima reciproca dei nuovi compagni di Squadra; rido al ripensare ai cazziatoni che faceva ai nuovi giovani Etruschi durante il campionato! Giocò una partita di playoff con il polso rotto ed il gesso debitamente occultato, tanto era matto come un cavallo e niente gli avrebbe fatto cambiare idea. Lo so che ci guarderai da lassù. Una Squadra, la nostra”

Antonio Mertoli

In punta di piedi, cercando di non calcare troppo la mano, mi unisco anch’io al ricordo di Antonio; ho avuto l’onore e il piacere di giocare insieme a lui e condividere tanti momenti intensi, come si fa in una vera Famiglia. Non lo dimenticherò mai, specialmente quando, alla fine del suo primo allenamento, sfoggiò i suoi tatuaggi sotto la doccia. Mi ricordo la soggezione che dava trovarselo davanti mentre io, una giovane e inesperta guardia d’attacco, cercavo di difendere il mio QB dalle sue grinfie.
Distrusse completamente i miei pregiudizi; lo credevo un ragazzo solitario, orgoglioso, di quelli che difficilmente ti salutano per primi; invece era sempre pronto a fare dello spirito e fare gruppo, nonostante fossimo una marmaglia di teenagers volenterosi di fare a botte (sportivamente parlando). Si aggregò alla compagnia da subito facendoci sentire a nostro agio e insegnandoci a giocare senza risparmiarci, col cuore oltre l’ostacolo e il coltello tra i denti, come fanno gli Etruschi.
Senza parlare poi del suo ristorante e le cene di squadra consumate là dentro tra brace e vino. Quando invece volevi andare con altre conoscenze extra squadra a mangiare da lui e Gabri, bastava scrivergli su facebook, e la sera ti ritrovavi il bigliettino sul tavolo con scritto il tuo nome seguito dalla parola “Etruschi” e ti trattavano come un re! Una delle ultime volte in cui parlammo, ricordo che mi offese (col sorriso si intende) per farmi tornare a giocare; entrambi prendemmo una pausa per motivi lavorativi, non c’era sabato sera in cui non mi dicesse “non fare il cretino e torniamo a giocare” e io ci credevo, tanto che, qualche mese dopo, decisi che ero stato fin troppo lontano dalla mia Famiglia e tornai ad allenarmi. Antonio però, purtroppo, non tornò e adesso non restano che soli ricordi; ricordi da tenere stretti dentro al cuore, da difendere con gelosia e portarsi dietro per tutta la vita. Giocare anche per te quest’anno sarà un motivo in più per migliorarsi e vincere, ti abbraccio forte!

etruschi2002

Rappresentanza Etrusca alla Maratona di Livorno, 2002

 

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