EdC: La Partenza del Guerriero

Frangerini

 

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In tre anni di football non possiamo certo dire di averne viste tante; siamo giovani e inesperti; ma quello che possiamo dire tranquillamente è che questa disciplina non è come le altre.

Ognuno di noi, prima del 2012, praticava sport completamente differenti: tennis, calcio, pallanuoto, basket, rugby ma se vieni a chiederci se ci siamo mai sentiti parte di qualcosa come nella Famiglia Etrusca non potremmo mai dirti di sì.

I nostri coaches avevano ragione quel giorno d’ottobre, è qualcosa che ci sarebbe rimasto dentro anche se ci saremmo allontanati dalla squadra; essere un giocatore di football (almeno è quello a cui aspiriamo), essere un Etrusco è tutta un’altra questione; questo sport unisce davvero e in tre anni ci ha insegnato molte cose umane, ci ha fatto diventare uomini e ci ha fatto conoscere persone meravigliose.

Perché questa disciplina è così; un giorno può capitarti di arrivare al campo e trovare un ragazzo mai visto prima che viene da lontano ed è nella tua città per lavoro, col casco e lo shoulder sopra la borsa: “piacere Paolo”.
Cominciò più o meno così l’avventura di Paolo “Paluzzo” Arcilesi con noi labronici. In questi tre anni ha portato qualità tecnica, consigli d’oro colato ma soprattutto moltissima umanità; perchè nonostante sia uno degli Etruschi più “anziani” ha sempre sottolineato, col suo modo di essere, il concetto di famiglia e squadra, specialmente fuori dal campo.

Prima della fine dell’anno però, l’avventura livornese di Paluzzo terminerà; hanno bisogno di lui altrove e come biasimarli? Dovrebbe esserci almeno un Paluzzo in ogni città, in ogni società sportiva o azienda lavorativa, persone come lui ti fanno sentire importante, e non importa se ti alleni da poco o da anni insieme a lui, ti vorrà sempre accanto ad una cena di squadra o al pub per una birra

“chi sputa sangue in campo con me è mio fratello, e con i fratelli io ci condivido tutto”

Solo poche di quelle parole e di quei pensieri che Paluzzo ha sempre esternato facendo capire come deve essere un giocatore di football, come deve essere un uomo; uno che si preoccupa prima degli altri e poi pensa a se stesso nonostante abbia una famiglia che lo aspetta a casa, che abbia un lavoro che lo vuole sempre concentrato e sempre all’azione; Paolo ha disciplinato i più giovani solo con i suoi comportamenti e la sua devozione verso la nostra causa, sempre in orario al campo, sempre pronto a riportare a casa qualcuno di noi senza voler niente in cambio se non il sentirsi parte di qualcosa.

Ricorderemo sempre il suo modo di giocare rude ma leale, senza tanti fronzoli quel modo che noi chiamiamo power football: abbattendo il muro avversario e guadagnando quelle poche e sporche yard per far avanzare la propria squadra, senza voler essere ringraziato, consapevole del fatto che i suoi compagni sarebbero stati disposti a fare lo stesso per lui.

Queste poche righe scritte col cuore gliele dovevamo; sarà difficile separarsi da una grande persona come lui, rimarranno però i suoi consigli, i suoi touchdown, la sua grinta e la sua dedizione insieme al suo accento palermitano che a noi risultava buffo e perfetto per creare classici siparietti da spogliatoio che adesso rimarranno incisi nella mente e nel cuore di tutti noi come speriamo che anche a lui, rimangano bene impresse queste teste matte labroniche che hanno una gran voglia di far parlare di sé.

Caro Paolo, la tua famiglia livornese ti aspetterà sempre, in bocca al lupo per tutto!

Paluzzo Etrusco per sempre!

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